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    <title>DSpace Collezione: CORSO DI DOTTORATO IN MERCATI ED INTERMEDIARI FINANZIARI</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10280/34</link>
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      <title>Motore di ricerca di Collezione</title>
      <description>Cerca nell'argomento</description>
      <name>Cerca</name>
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      <title>BANKS' LEVERAGE</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10280/1039</link>
      <description>Titolo: BANKS' LEVERAGE&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: SAMORI, DOMITILLA FLAVIA&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: Questa tesi cerca di analizzare le determinanti della struttura finanziaria delle banche. Si ritiene generalmente che il leverage ratio bancario sia determinato indirettamente tramite l’applicazione di requisiti patrimoniali, in particolare requisiti legati al rischio dell’investimento come nello schema di Basilea II. Molti dei recenti contributi empirici criticano questa tesi ed anzi individuano fattori di mercato come principali variabili nella determinazione del leverage. Una collezione dei recenti studi in materia viene raccolta nel primo capitolo.Nel secondo capitolo, si analizza l’impatto dei requisiti patrimoniali sulla struttura finanziaria delle banche all’interno di un modello di signaling. Viene dimostrata l’esistenza di un equilibrio di separazione, in cui i requisiti patrimoniali non sono  vincolanti per ogni tipo di banca; si dimostra inoltre che in equilibrio esiste una relazione negativa tra il leverage bancario e la qualità degli attivi: è infatti la banca di minore qualità ad avere un leverage maggiore. Questo risultato, in contrasto con la tradizionale teoria di finanza aziendale, può aiutare a comprendere alcuni episodi della recente crisi finanziaria ed interroga l’efficacia del sistema di Basilea II.Infine, nell’ultimo capitolo, viene condotta un’analisi empirica sulle determinanti del leverage bancario . Sono identificate relazioni stabili e negative tra il leverage delle banche incluse nel campione e la qualità dei loro attivi. Questo risultato si conferma al variare degli strumenti utilizzati per identificare la qualità degli attivi. Questa relazione negativa ci suggerisce che le banche si pongano l’obiettivo di targettizzare un certo livello di leverage per dare un segnale al mercato circa la loro qualità intrinseca: migliore la qualità degli attivi, minore è il loro utilizzo di leva finanziaria. Queste banche rinunciano ad intraprendere investimenti profittevoli pur lanciare un messaggio al mercato e ridurre il costo del finanziamento.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Samori, Domitilla Flavia.  "BANKS' LEVERAGE", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXII ciclo, a.a. 2009/10, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/1039].</description>
      <pubDate>Wed, 06 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Liquidity shocks in the euro interbank market. An investigation of their role in explaning the 2007 credit crunch</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10280/867</link>
      <description>Titolo: Liquidity shocks in the euro interbank market. An investigation of their role in explaning the 2007 credit crunch&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: DI FILIPPO, MARIO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Di Filippo, Mario.  "Liquidity shocks in the euro interbank market. An investigation of their role in explaning the 2007 credit crunch", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXI ciclo, a.a. 2008/09, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/867].</description>
      <pubDate>Mon, 15 Mar 2010 00:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>EMPIRICAL EVIDENCE ON PREDICTABILITY OF EXCESS RETURNS: CONTRARIAN STRATEGY, DOLLAR COST AVERAGING, TACTICAL ASSET ALLOCATION BASED ON A THICK MODELING STRATEGY</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10280/694</link>
      <description>Titolo: EMPIRICAL EVIDENCE ON PREDICTABILITY OF EXCESS RETURNS: CONTRARIAN STRATEGY, DOLLAR COST AVERAGING, TACTICAL ASSET ALLOCATION BASED ON A THICK MODELING STRATEGY&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: BORELLO, GIULIANA&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: Questa tesi è composta da 3 differenti lavori  che ci confermano la prevedibilità degli extra rendimenti rispetto al mercato usando semplici strategie di portafoglio azionario utilizzabili sia dal semplice risparmiatore sia dall'investitore istituzionale. Nel primo capitolo è stata analizzata la profittabilità della contrarian strategy nel mercato azionario Italiano. In letteratura é stato già abbondantemente dimostrato che i rendimenti azionari sono caratterizzati da un’autocorrelazione negativa nel breve periodo e da un effetto di ritorno alla media nel lungo periodo. La contrarian strategy é utilizzata per trarre profitto dalla correlazione seriale negativa dei rendimenti azionari, infatti, vendendo i titoli che si sono rivelati vincenti nel passato (in termini di rendimento) e acquistando quelli "perdenti" si ottengono profitti inaspettati. Nel secondo paper, l'analisi si focalizza sulla strategia di portafoglio definita Dollar Cost Averaging (DCA). La Dollar Cost Averaging si riferisce a una semplice metodologia di portafoglio che prevede di investire una somma fissa di denaro in un'attività rischiosa a uguali intervalli di tempo, per tutto l'orizzonte temporale prefissato. Il lavoro si propone di confrontare i vantaggi, in termini di riduzione sostanziale del rischio, di questa strategia dal punto di vista di un semplice risparmiatore. Nell'ultimo capitolo, ipotizzando di essere un investitore istituzionale che possiede ogni giorno numerose informazioni e previsioni, ho cercato di capire come egli può usare tutte le informazioni in suo possesso per decidere prontamente come allocare al meglio il patrimonio del fondo. L’investitore normalmente cerca di identificare la migliore previsione possibile, ma quasi sempre non riesce ad identificare l’esatto processo dei prezzi sottostanti. Quest’osservazione ha condotto molti ricercatori ad utilizzare numerosi fattori esplicativi per ottenere un buona previsione. Il paper supporta l’esistente letteratura che utilizza un nuovo approccio per trasformare previsioni di rendimenti in scelte di gestione di portafoglio che possano offrire una maggiore performance del portafoglio.Partendo dal modello d’incertezza di Pesaran e Timmerman(1996), considero un cospicuo numero di fattori macroeconomici per identificare un  modello predittivo che mi permetta di prevedere i movimenti del mercato tenendo presente i maggiori indicatori economici e finanziari e considerato che il loro rispettivo potere predittivo cambia nel tempo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Borello, Giuliana.  "EMPIRICAL EVIDENCE ON PREDICTABILITY OF EXCESS RETURNS: CONTRARIAN STRATEGY, DOLLAR COST AVERAGING, TACTICAL ASSET ALLOCATION BASED ON A THICK MODELING STRATEGY", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXII ciclo, a.a. 2008/09, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/694].</description>
      <pubDate>Mon, 15 Mar 2010 00:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>LA STRUTTURA PROPRIETARIA E LA CREAZIONE DI VALORE NELLE OPERAZIONI DI AGGREGAZIONE DELLE SOCIETA' QUOTATE IN ITALIA</title>
      <link>http://hdl.handle.net/10280/691</link>
      <description>Titolo: LA STRUTTURA PROPRIETARIA E LA CREAZIONE DI VALORE NELLE OPERAZIONI DI AGGREGAZIONE DELLE SOCIETA' QUOTATE IN ITALIA&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: PISANO, FRANCESCO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: L’obiettivo del presente elaborato è verificare se le caratteristiche della struttura proprietaria delle società quotate italiane hanno contribuito a incrementare la creazione di valore per tutti gli azionisti nelle operazioni di fusione e acquisizione effettuate dalle stesse società nel periodo dal 1999 al 2006. In particolare si verifica se, in un contesto che era caratterizzato da un basso livello di corporate governance, con elevata concentrazione della proprietà, con presenza di strutture proprietarie piramidali e azioni senza diritti di voto, esiste una relazione tra la profittabilità delle operazioni di acquisizione per tutti gli azionisti e la struttura proprietaria della società bidder. A tal fine è stato considerato un campione iniziale di 319 eventi di fusione e di acquisizione relativo alle operazioni annunciate dal 1999 al 2006 da società italiane quotate; è stato quindi effettuato uno standard event study per stimarne la profittabilità e sono state inoltre raccolte e classificate le informazioni relative alla struttura proprietaria e all’azionariato della società bidder.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Pisano, Francesco.  "LA STRUTTURA PROPRIETARIA E LA CREAZIONE DI VALORE NELLE OPERAZIONI DI AGGREGAZIONE DELLE SOCIETA' QUOTATE IN ITALIA", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXI ciclo, a.a. 2008/09, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/691].</description>
      <pubDate>Mon, 15 Mar 2010 00:00:00 GMT</pubDate>
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