<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://purl.org/rss/1.0/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:taxo="http://purl.org/rss/1.0/modules/taxonomy/">
  <channel>
    <title>DSpace Collezione: FACOLTA' DI SCIENZE BANCARIE, FINANZIARIE E ASSICURATIVE</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10280/70</link>
    <description />
    <items>
      <rdf:Seq>
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/10280/1692" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/10280/1389" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/10280/1039" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/10280/937" />
      </rdf:Seq>
    </items>
  </channel>
  <textInput>
    <title>Motore di ricerca di Collezione</title>
    <description>Cerca nell'argomento</description>
    <name>Cerca</name>
    <link>http://tesionline.unicatt.it/simple-search</link>
  </textInput>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/10280/1692">
    <title>Banks' capital decisions: the influence of the regulatory framework and corporate governance mechanisms in Europe (2006-2010)</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10280/1692</link>
    <description>Titolo: Banks' capital decisions: the influence of the regulatory framework and corporate governance mechanisms in Europe (2006-2010)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: TANDA, ALESSANDRA&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: La tesi esamina il tema del capital management nelle banche, con particolare riferimento all’impatto della regolamentazione e della corporate governance sulle decisioni in tema di patrimonializzazione ed esposizione al rischio. La letteratura evidenzia come l’attuale framework regolamentare possa produrre effetti indesiderati, inducendo le banche ad assumere un livello di rischio non coerente con il patrimonio disponibile; anche con riferimento alla corporate governance i contributi empirici evidenziano risultati contrastanti.Partendo dai risultati di tale review, nella tesi si analizza il comportamento di un vasto campione di banche europee tra il 2006 e il 2010, tenendo conto delle variabili principali che determinano le scelte sul livello di patrimonializzazione e di rischio.In particolare, nel primo capitolo si valuta l’impatto della pressione regolamentare sulle variazioni di capital ratio ed esposizione al rischio in un vasto campione di banche europee. I risultati suggeriscono che il comportamento delle banche sembra dipendere dalla definizione di patrimonio utilizzata, ossia dalla qualità degli strumenti ricompresi nei coefficienti di solvibilità. Il secondo capitolo si concentra su un campione di grandi banche europee: tale analisi consente di rilevare come la regolamentazione e i meccanismi di corporate governance costituiscano fattori rilevanti e complementari nel determinare alla relazione tra patrimonializzazione e rischio.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Tanda, Alessandra.  "Banks' capital decisions: the influence of the regulatory framework and corporate governance mechanisms in Europe (2006-2010)", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXV ciclo, a.a. 2011/12, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/1692].</description>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/10280/1389">
    <title>La struttura del consiglio di amministrazione nel settore bancario europeo: un'indagine empirica</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10280/1389</link>
    <description>Titolo: La struttura del consiglio di amministrazione nel settore bancario europeo: un'indagine empirica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: FOTI, GIUSEPPE&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: La recente crisi internazionale ha acceso un intenso dibattito sulla composizione degli organi di governo societario delle istituzioni finanziarie. Questo studio si pone l’obiettivo di indagare le determinanti della struttura del consiglio di amministrazione nel settore bancario europeo. Il primo capitolo è dedicato all’analisi dei fattori capaci di condizionare la dimensione del consiglio e la presenza di componenti non esecutivi e di componenti indipendenti. I risultati ottenuti dimostrano l’esistenza di un equilibrio complessivo tra i fattori idiosincratici propri delle singole banche e le caratteristiche dei Paesi in cui esse operano nell’influenzare la dimensione dell’organo amministrativo. Di contro, le peculiarità del contesto di riferimento spiegano la maggior parte della variabilità nelle percentuali di amministratori non esecutivi e di amministratori indipendenti. Con riferimento alle caratteristiche specifiche degli intermediari, vengono identificate relazioni sistematiche tra la struttura del consiglio di amministrazione e l’operatività aziendale o la struttura proprietaria, in funzione del trade-off tra i costi e i benefici associati a configurazioni alternative dell’organo di gestione. Nel secondo capitolo, viene sviluppata l’analisi delle determinanti della presenza di amministratori di genere femminile. Il modello empirico integra le variabili esplicative relative alle caratteristiche delle singole banche con un ampio numero di indicatori della condizione della donna in ciascun Paese, attinenti all’istruzione, alla famiglia, al bilanciamento tra vita privata e lavoro, all’occupazione e al coinvolgimento nella politica e nelle istituzioni pubbliche. Le evidenze dell’analisi fanno emergere con chiarezza che la partecipazione femminile al consiglio delle banche è uno specchio dell’immagine della donna nell’ambiente esterno. In questo senso, i Paesi con costumi più emancipativi e un più efficace sistema di welfare a supporto della parità tra i generi presentano la più elevata partecipazione femminile al consiglio di amministrazione degli intermediari nazionali.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Foti, Giuseppe.  "La struttura del consiglio di amministrazione nel settore bancario europeo: un'indagine empirica", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXIII ciclo, a.a. 2010/11, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/1389].</description>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/10280/1039">
    <title>BANKS' LEVERAGE</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10280/1039</link>
    <description>Titolo: BANKS' LEVERAGE&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: SAMORI, DOMITILLA FLAVIA&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: Questa tesi cerca di analizzare le determinanti della struttura finanziaria delle banche. Si ritiene generalmente che il leverage ratio bancario sia determinato indirettamente tramite l’applicazione di requisiti patrimoniali, in particolare requisiti legati al rischio dell’investimento come nello schema di Basilea II. Molti dei recenti contributi empirici criticano questa tesi ed anzi individuano fattori di mercato come principali variabili nella determinazione del leverage. Una collezione dei recenti studi in materia viene raccolta nel primo capitolo.Nel secondo capitolo, si analizza l’impatto dei requisiti patrimoniali sulla struttura finanziaria delle banche all’interno di un modello di signaling. Viene dimostrata l’esistenza di un equilibrio di separazione, in cui i requisiti patrimoniali non sono  vincolanti per ogni tipo di banca; si dimostra inoltre che in equilibrio esiste una relazione negativa tra il leverage bancario e la qualità degli attivi: è infatti la banca di minore qualità ad avere un leverage maggiore. Questo risultato, in contrasto con la tradizionale teoria di finanza aziendale, può aiutare a comprendere alcuni episodi della recente crisi finanziaria ed interroga l’efficacia del sistema di Basilea II.Infine, nell’ultimo capitolo, viene condotta un’analisi empirica sulle determinanti del leverage bancario . Sono identificate relazioni stabili e negative tra il leverage delle banche incluse nel campione e la qualità dei loro attivi. Questo risultato si conferma al variare degli strumenti utilizzati per identificare la qualità degli attivi. Questa relazione negativa ci suggerisce che le banche si pongano l’obiettivo di targettizzare un certo livello di leverage per dare un segnale al mercato circa la loro qualità intrinseca: migliore la qualità degli attivi, minore è il loro utilizzo di leva finanziaria. Queste banche rinunciano ad intraprendere investimenti profittevoli pur lanciare un messaggio al mercato e ridurre il costo del finanziamento.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Samori, Domitilla Flavia.  "BANKS' LEVERAGE", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXII ciclo, a.a. 2009/10, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/1039].</description>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/10280/937">
    <title>MICROFINANCE AND RISK SHARING ARRANGEMENTS: COMPLEMENTS OR  SUBSTITUTES? THEORY AND EVIDENCE FROM ETHIOPIA</title>
    <link>http://hdl.handle.net/10280/937</link>
    <description>Titolo: MICROFINANCE AND RISK SHARING ARRANGEMENTS: COMPLEMENTS OR  SUBSTITUTES? THEORY AND EVIDENCE FROM ETHIOPIA&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Autore/i: CASTELLANI, DAVIDE&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Coordinatore: BANFI, ALBERTO&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abstract in italiano della tesi: L’offerta di servizi di microcredito da parte di istituzioni di microfinanza contribuisce ad aumentare l’accesso al credito di una clientela rurale ed accrescere l’efficienza dei mercati locali del credito? Questo studio prova a rispondere alla precedente domanda attraverso lo sviluppo di un modello teorico e l’analisi empirica sulla base di dati raccolti in un villaggio dell’Etiopia. In un mercato finanziario duale (formale/informale), il modello teorico indica che, nonostante non tutti i membri dell’ accordo informale ottengano un microcredito dall’intermediario formale,  ogni membro dell’istituzione informale ne beneficia. Infatti, i membri che si trovano in condizione di deficit finanziario beneficiano direttamente di maggiori risorse derivanti dal prestito mentre gli altri membri godono di vincoli di partecipazione meno stringenti. Inoltre, quando il tasso di interesse sui prestiti formali si riduce, aumenta sia l’utilità dei prenditori di fondi che quella di tutti gli altri membri dell’istituzione informale. Gli intermediari formali sottraggono mercato alle istituzioni informali in una misura che dipende dall’ammontare del microcredito e dal tasso di interesse. I dati raccolti nel villaggio rurale etiope confermano solo parzialmente le considerazioni teoriche. In primo luogo, a causa di un diverso ammontare e di una diversa scadenza dei prestiti formali rispetto a quelli informali, nel villaggio i due mercati sembrano complementari. In secondo luogo, l’approccio del prestito di gruppo sembra replicare gli stessi processi di monitoraggio e selezione delle istituzioni informali e pertanto le famiglie a basso reddito rimangono vincolate nell’accesso al credito.    In conclusione, se le istituzioni di microfinanza volessero operare con successo nelle aree rurali, dovrebbero, per prima cosa, studiare i processi di selezione dei membri all’interno delle istituzioni informali e, per seconda cosa, offrire una più ampia gamma di prodotti finanziari oltre al credito, come ad esempio prodotti di risparmio e prodotti assicurativi.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Citazione: Castellani, Davide.  "MICROFINANCE AND RISK SHARING ARRANGEMENTS: COMPLEMENTS OR  SUBSTITUTES? THEORY AND EVIDENCE FROM ETHIOPIA", Università Cattolica del Sacro Cuore, XXIII ciclo, a.a. 2009/10, Milano, [http://hdl.handle.net/10280/937].</description>
  </item>
</rdf:RDF>

